20 Gen Stati Uniti: la democrazia al bivio
Arrivati alla fine di questo difficile 2025, vale la pena fare un bilancio dell’impatto che le politiche trumpiane hanno avuto sulla democrazia americana. Si tratta a mio avviso di un bilancio molto preoccupante, in quanto la trasformazione degli Stati Uniti in una democrazia illiberale è avanzata rapidamente. Come ha notato Jurgen Habermas, “ciò a cui stiamo assistendo negli Stati Uniti è un’analoga transizione da un sistema all’altro, una transizione nemmeno particolarmente graduale, ma semmai poco avvertita, in presenza di un’opposizione paralizzata” (“la Repubblica”, 23.11.2025). […]
Trump ha anzitutto rafforzato fortemente il potere esecutivo a discapito dei contropoteri istituzionali come il Congresso e la Corte suprema. Questi ultimi, entrambi sotto controllo repubblicano, si sono mostrati estremamente acquiescenti nei confronti di un presidente che ha di fatto modificato gli equilibri di potere tra le istituzioni americane. Nel 2025, il neoeletto presidente ha introdotto più di 200 ordini esecutivi, molti di più di quanto abbia fatto ogni presidente americano durante il suo primo anno di presidenza. Inoltre, con il Liberation Day, Trump si è appropriato dell’autorità di imporre tariffe generalizzate che la Costituzione affida invece al Congresso. Certo, la Corte Suprema sta valutando se questa appropriazione indebita è incostituzionale, ma è significativo come il Congresso abbia supinamente accettato una diminuzione così importante dei propri poteri. […]
Trump ha anche cercato, fin qui senza successo, di minare l’indipendenza della Banca centrale americana. Il suo obiettivo è quello di avere una Federal Reserve che adotti una politica monetaria in grado di influenzare il ciclo politico in favore dell’esecutivo, anche se questo può avere costi elevati per la credibilità della Banca centrale. […]
Come si è visto in Ungheria, l’attacco ai pilastri della liberaldemocrazia non può trascurare il sistema educativo, in particolare quello universitario: Trump sta usando la minaccia di revoca dei fondi federali destinati alle università non solo per sradicare quello che considera il “virus wokista”, ma anche per mettere in discussione l’indipendenza del sistema universitario, rimodellandolo, in modo da allinearlo con i valori Maga. […]
Fino alla fine dell’estate il rullo compressore trumpiano sembrava inarrestabile e il futuro della democrazia liberale americana in serio pericolo; tuttavia, in autunno il vento sembra aver cambiato leggermente di direzione. Anzitutto l’opposizione democratica sembra essersi un po’ ripresa dalla batosta delle elezioni presidenziali e almeno a livello di Stati si è mostrata capace di riprendere l’iniziativa, vincendo diverse competizioni elettorali locali. La società civile ha anch’essa mostrato segni di risveglio, come testimoniato dalla forte partecipazione alle manifestazioni “No King” contro il crescente autoritarismo trumpiano. […]
Nel 2026, se anche i democratici dovessero vincere le elezioni di metà mandato, sarà molto difficile ripristinare una liberaldemocrazia funzionante: l’eredità avvelenata di Trump si farà sentire ben oltre la sua presidenza […]
La deriva illiberale della democrazia americana è dunque destinata a continuare nel 2026 e se anche i democratici dovessero vincere le elezioni di metà mandato sarà molto difficile ripristinare una liberaldemocrazia funzionante. Inoltre l’eredità avvelenata di Trump si farà sentire ben oltre la sua presidenza. In assenza di profonde riforme politico-istituzionali, al momento alquanto improbabili, il precedente del “presidente imperiale” si ripeterà.
I leader europei hanno già commesso un gravissimo errore all’inizio di questo decennio pensando che Trump fosse solo una parentesi nella storia della democrazia statunitense e non si sono attrezzati a conseguire un’autonomia strategica che li rendesse meno dipendenti dal loro alleato di oltre Atlantico. […] La palla è dunque nel campo degli europei: se stavolta non faranno quello che avrebbero dovuto fare già qualche anno fa, non potranno poi lamentarsi della loro vassalizzazione. Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Articolo originale: il Mulino – Stati Uniti: la democrazia al bivio