L’Odissea di Christopher Nolan

L’uscita nelle sale dell’Odissea di Christopher Nolan ha riportato l’attenzione su una di quelle storie che da sempre nutre il nostro immaginario culturale.  

Racconto epico delle imprese di un eroe e allo stesso tempo parabola di un uomo: quest’anno l’Odissea pare candidata a diventare la lettura (o rilettura) dell’estate. Se non volete fermarvi al libro e al film, seguiteci in questa Macina per qualche approfondimento.

La vicenda di Ulisse è – certo – rocambolesca e magnetica: un’avventura piena di colpi di scena, consumata tra mostri mitologici, stratagemmi vincenti, continue distrazioni. Ma a rendere universale la storia del polutropos è anche la tensione che si legge tra le righe delle gesta eroiche: l’umanissima nostalgia.

Come ci ha raccontato Piero Boitani nel suo Il grande racconto di Ulisse, il re di Itaca è un eroe inafferrabile, eternamente destinato a sfuggirci. Il suo seducente mistero è diventato punto di irradiazione di riflessioni e riscritture, che ne hanno consacrato l’universalità. Ulisse oggi è preceduto dalla sua fortuna: da Dante a Joyce – fino a Christopher Nolan – una moltiplicazione caleidoscopica di versioni dello stesso eroe, tutte diverse tra loro, ma in qualche modo uguali. 

Il poema del nostos – del ritorno – non è però solo la storia di un individuo: è il racconto di un’avventura, di una costellazione di luoghi, atmosfere, incontri. Di personaggi che cercano di volta in volta di ostacolare l’eroe, oppure di offrirgli aiuto: alcuni di essi sono passati alla storia più di altri. 

Indimenticabile è Polifemo, il mostro per antonomasia. Il ciclope che divora i compagni, l’unico enorme occhio trafitto dal legno, gli uomini aggrappati alle pecore: il racconto del IX canto è nella sua brutalità iconico. In Omero. Il libro dell’orrido Polifemo Luigi Spina ripercorre i versi che hanno fatto entrare a pieno titolo il grottesco figlio di Poseidone nella mitologia e nella storia letteraria. 

Non tutti gli incontri di Ulisse sono mostruosi: capita addirittura che sia lui a temere di spaventare il suo interlocutore, o – meglio – la sua interlocutrice. Succede nel VI canto quando, naufrago e distrutto si trova sulla costa dell’isola dei Feaci, e si imbatte in una ragazza adolescente, Nausicaa. In Omero. Nausicaa e l’idillio mancato Giorgio Ieranò racconta uno degli episodi più lievi e insieme indecifrabili di tutto il poema. Il dialogo tra un re, conquistatore, che ha perso tutto in mare, e la giovane principessa di un reame misterioso e felice, dove l’utopia confina con il sogno.

A definire Ulisse sono certole sue imprese, ma anche gli errori e la capacità di trasformarli in opportunità. Per questo, secondo Andrea Lipparini, l’eroe di Itaca può rappresentare un modello vincente per i leader di oggi che si trovano a gestire persone e organizzazioni in tempi pieni di complessità. 

Appena uscito in libreria nella collana Guide, Il desiderio e il limite ci mostra Ulisse come un leader fallibile: un naufrago, costretto a riscoprirsi in un momento in cui il successo non basta più a dire agli altri chi è. Un comandante che deve confrontarsi con scelte impossibili, che non può permettersi di inseguire solo la gloria, ma deve imparare la misura, la responsabilità, la rinuncia al controllo assoluto. Un libro per scoprire la lezione di un uomo che è stato capace di compiere un viaggio trasformativo.

Testo tratto direttamente dalla newsletter della casa editrice “il Mulino”, #96 | Bologna | 21 luglio 2026