Riscoprire il significato di BENE COMUNE e prenderci cura dell’interesse generale
Giovedì 29 Gennaio 2026 ore 20:30 – San Polo di Piave
Aula Magna Scuola Media G. Gritti – Via Papa Luciani, 18
INCONTRO – DIBATTITO SUL TEMA: FASCISMO TREVIGIANO DALLA MARCIA SU ROMA AL 25 APRILE 1945
Il fascismo nel Trevigiano ebbe inizio dopo la Marcia su Roma del 1922, in un contesto di forte instabilità sociale ed economica dovuta alla fine della Prima guerra mondiale. In questa fase, il movimento fascista si affermò anche nel territorio trevigiano attraverso azioni violente delle squadre fasciste, che colpirono sindacati, partiti di sinistra e amministrazioni locali, favorendo la presa del potere.
Durante il Ventennio fascista, il regime consolidò il proprio controllo anche a livello locale, eliminando ogni forma di opposizione politica e limitando le libertà civili. Nel Trevigiano il fascismo influenzò la vita quotidiana, la scuola, il lavoro e le istituzioni, attraverso la propaganda, le organizzazioni giovanili e il controllo delle amministrazioni comunali.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la situazione peggiorò: la popolazione subì le conseguenze del conflitto, come la crisi economica, i bombardamenti e le difficoltà alimentari. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il Trevigiano divenne un territorio segnato dalla repressione, ma anche dalla crescita della Resistenza partigiana, che ebbe un ruolo importante nella lotta contro il nazifascismo.
Il periodo si conclude con la Liberazione del 25 aprile 1945, che pose fine al fascismo anche nel Trevigiano e segnò l’inizio di una nuova fase di ricostruzione democratica per il territorio e per l’Italia.
Mercoledì 18 Marzo 2026 ore 20:30 – Cimadolmo
Auditorium “Cristina Pavesi” Scuola Secondaria di Primo Grado – Via G. B. Lovadina, 8
INCONTRO – DIBATTITO SUL TEMA: CITTADINI AL VOTO PER IL REFERENDUM GIUSTIZIA 2026 SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE TRA GIUDICI E PUBBLICI MINISTERI
PRESENTAZIONE
Il 22 e 23 marzo 2026 gli elettori italiani sono chiamati a esprimersi su un quesito referendario riguardante l’ordinamento della magistratura: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
🔎 Di cosa si tratta?
Attualmente, secondo la Costituzione italiana, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura.
Entrano tramite lo stesso concorso e, nel corso della carriera, possono — con determinati limiti — passare dalla funzione requirente (pubblico ministero) a quella giudicante (giudice) e viceversa.
Il quesito referendario propone di separare in modo netto le carriere, creando due percorsi distinti e non più interscambiabili:
⚖️ Le ragioni del SÌ
Chi sostiene il SÌ ritiene che:
⚖️ Le ragioni del NO
Chi sostiene il NO ritiene invece che:
📌 In sintesi
Il referendum non riguarda la colpevolezza o l’innocenza nei processi, ma l’assetto istituzionale della magistratura e l’equilibrio tra indipendenza, imparzialità e separazione dei poteri.
Il voto rappresenta quindi una scelta tra:
Giovedì 30 Aprile 2026 ore 20:30 – Ormelle
Sala Comunale “Vittorio Bachelet” – Piazza Vittoria, 19
INCONTRO – DIBATTITO SUL TEMA: L’ITALIA , DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA FINO ALLA PROCLAMAZIONE DELLA CARTA COSTITUZIONALE
La nostra Costituzione è ancora capace di recepire le nuove emergenti istanze della nostra società post moderna sempre più tecnologica?
Dal Referendum Monarchia o Repubblica con le elezioni dell’Assemblea costituente, del 2 giugno 1946, e la successiva nomina di una apposita Commissione composta da 75 deputati, presero avvio i lavori, animati da un appassionato dibattito e costruttivo confronto tra i rappresentanti di forze politiche, assai diverse tra loro, durati circa un anno e mezzo, che hanno portato alla elaborazione della nostra attuale Costituzione, con l’approvazione del testo da parte della Assemblea plenaria, avvenuta il 22 dicembre 1947, a larghissima maggioranza, con una ampia condivisione di valori e principi a fondamento della nostra Repubblica democratica di tipo parlamentare, basata sulla separazione dei poteri.
A distanza ormai di 80 anni con tutti i cambiamenti che sono nel frattempo intervenuti, la nostra Costituzione entrata poi in vigore il primo gennaio 1948, con la sua forma di Stato di tipo liberal-democratico riesce ancora a recepire le nuove istanze che emergono dalla nostra società sempre più complessa e tecnologica?
A questi e ad altri connessi quesiti che animano l’attuale dibattito politico e sociale, abbiamo chiamato ad intervenire Gian Candido De Martin, Professore Ordinario Emerito di Istituzioni di diritto pubblico nel Dipartimento di Scienze politiche della Università Luiss Guido Carli di Roma, uno dei più autorevoli esperti di tale materia.
Giovedì 14 Maggio 2026 ore 20:30 – San Polo di Piave
Aula Magna Scuola Secondaria di Primo Grado “Guido Gritti” – Via Papa Luciani, 18
INCONTRO – DIBATTITO SUL TEMA: LA CITTADINANZA ATTIVA NELL’AMBITO DELLA PARTECIPAZIONE POPOLARE ALLA VITA PUBBLICA – DALLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA AGLI STATUTI COMUNALI DEGLI ANNI ’90
Il percorso della cittadinanza attiva in Italia rappresenta l’evoluzione del rapporto tra Stato e cittadini, passando da una partecipazione prevalentemente delegata a forme di coinvolgimento diretto e sussidiario. La partecipazione popolare affonda le sue radici nei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica richiamati negli articoli 1, 2, 3, 71 e 75. Negli anni ’70 e ’80 emerge una nuova consapevolezza: i cittadini iniziano a organizzarsi autonomamente per tutelare diritti e beni comuni, indipendentemente dai partiti tradizionali. Nel 1978 nasce “ Cittadinanza attiva” segnando il passaggio dalla semplice protesta alla collaborazione propositiva con le istituzioni.
L’ultimo decennio del Novecento segna il riconoscimento normativo del ruolo dei cittadini a livello locale a seguito della legge 142/1990 con l’entrata in vigore dei nuovi Statuti Comunali che hanno introdotto strumenti concreti di democrazia diretta.
Su questo argomento abbiamo chiamato ad intervenire il Dott. Dario Menara, già Direttore dell’Associazione Regionale dei Comuni del Veneto (A.N.C.I. VENETO) per parecchi anni che ha seguito tutto l’iter legislativo e la connessa discussione sviluppatasi su tale problematica.
Giovedì 11 Giugno 2026 ore 20:45 – San Polo di Piave
Auditorium “Cristina Pavesi” Scuola Secondaria di Primo Grado – Via G. B. Lovadina, 8
INCONTRO – DIBATTITO SUL TEMA: POLITICA E COMUNICAZIONE – Come cambia la democrazia nell’era della infosfera
Relatore: Prof. Marco Almagisti, Docente di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Padova
Nell’epoca digitale, la comunicazione ha subito una trasformazione profonda. I social network e l’intelligenza artificiale hanno ampliato in modo straordinario le possibilità di connessione, informazione e partecipazione pubblica, rendendo ogni individuo potenzialmente produttore e diffusore di contenuti. Tuttavia, a questa rivoluzione si accompagnano rischi significativi: la proliferazione delle fake news, le manipolazioni algoritmiche, la creazione di bolle informative e le nuove forme di discriminazione generate dall’uso dei dati.
Nell’incontro-dibattito saranno analizzate le opportunità offerte dalle tecnologie digitali per la libertà di espressione e la partecipazione democratica, ma anche le minacce che esse pongono alla qualità del dibattito pubblico e alla fiducia nelle istituzioni. Alla luce di questi fenomeni, seguiranno delle riflessioni sulla necessità di sviluppare un’etica della comunicazione digitale, regole di trasparenza per gli algoritmi e un’educazione critica ai media, affinché l’innovazione tecnologica non diventi uno strumento di controllo o disuguaglianza, ma un mezzo per rafforzare la democrazia stessa.
Per affrontare questo argomento così complesso e fondamentale, ci siamo rivolti al Prof. Marco Almagisti, Docente di Scienza Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Padova, esperto e autore di una recente specifica pubblicazione su tale materia.