17 Giu LA PROPOSTA DI RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE – Enzo Cheli
Che cosa prevede e come valutare quello che, se fosse approvato, rappresenterebbe il quinto sistema per le elezioni parlamentari della nostra storia repubblicana?
Il 26 febbraio scorso alcuni parlamentari di maggioranza sostenuti dal governo hanno presentato alla Camera una proposta di riforma della legge elettorale per il Parlamento che modifica radicalmente la legge attualmente in vigore (la n. 165 del 2017, cosiddetta legge Rosato).
Il sistema elettorale che viene proposto con questa riforma viene a poggiare sui perni seguenti:
- a) adozione sia per la Camera sia per il Senato di un sistema proporzionale a liste concorrenti;
- b) abolizione dei collegi uninominali attualmente previsti per i 3/8 dei seggi;
- c) introduzione di un premio di governabilità da riconoscere in misura fissa, con 70 deputati alla Camera e 35 senatori al Senato, attribuito alla lista o alla coalizione che abbia raggiunto la maggior cifra elettorale o quantomeno il 40% dei voti validi;
- d) previsione di un successivo turno di ballottaggio tra le prime due liste che, pur non avendo raggiunto il 40%, abbiano almeno conseguito il 35% dei voti validi;
- e) assegnazione dei seggi solo con metodo proporzionale ove nessuna lista sia riuscita a conseguire la soglia prevista per aspirare al premio;
- f) indicazione obbligatoria del nome che verrà proposto dalla lista vincente al presidente della Repubblica per l’incarico del presidente del Consiglio.
Nella relazione di accompagnamento si dichiara che la proposta viene avanzata al fine di garantire, attraverso il premio di governabilità, la stabilità del governo. Questo fine dichiarato sottintende, peraltro, chiaramente anche un fine non dichiarato, ma forse più determinante, che è quello di evitare un rovesciamento dell’attuale maggioranza. Questa proposta, avanzata senza alcuna trattativa preventiva con le opposizioni e che, se approvata, rappresenterebbe il quinto sistema per le elezioni parlamentari della nostra storia repubblicana, sta suscitando oggi forti contrasti tra maggioranza e opposizioni.
Sul piano della legittimità costituzionale, i rilievi critici maggiori investiscono in particolare tre aspetti: la misura del premio di governabilità, il ballottaggio e le liste bloccate. Per quanto concerne il premio, si nota come esso consenta di raggiungere un livello di eletti superiore a quel 55% (già considerato accettabile dalla Corte nella sua sentenza del 2014) e di raggiungere quella soglia dei 3/5 che consente alla sola maggioranza di eleggere non solo il presidente della Repubblica ma anche altri organi di garanzia. Il sistema proposto, si rileva, tenderebbe solo a conservare l’esistente e non a migliorare l’assetto attuale del nostro sistema politico colpito da due gravi patologie come il distacco crescente tra corpo elettorale e istituzioni governanti e la frammentazione.
Articolo citato dalla rivista “il Mulino”, previa autorizzazione. Articolo di Enzo Cheli. Continua a leggere qui