10 Ott Una lettura giuridica dell’enciclica Magnifica Humanitas
L’enciclica converge con le fonti normative (nazionali ed europee) nel porre la tutela della dignità umana come limite invalicabile allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale
Una lettura dell’enciclica Magnifica Humanitas con gli occhiali dei giuristi può condurre a risultati sorprendenti. Alcuni valori enunciati nella lettera papale (come sussidiarietà, solidarietà, giustizia sociale, bene comune) trovano riferimenti normativi, anche a prescindere dal loro fondamento religioso, nella Costituzione italiana, nei Trattati europei e nel Regolamento europeo sull’Intelligenza artificiale. Al centro delle riflessioni papali si pone la questione di come rendere compatibili gli sviluppi dell’Ia, che non vanno ostacolati, con la salvaguardia del valore primario della dignità umana. Il sostantivo “dignità” compare ben centouno volte nell’enciclica.
Un’insidia alla dignità umana, secondo l’enciclica, è ritenere che ogni persona debba giustificare il proprio valore, riducendo così la persona “a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare”. La dignità costituisce un valore scolpito anche nelle Costituzioni di molti Paesi e nei trattati europei. Si pensi alla Costituzione italiana, secondo la quale tutti i cittadini “hanno pari dignità sociale” (art. 3). L’iniziativa economica privata non può recare danno “alla dignità umana” (art. 41).
La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo stabilisce che tutti gli esseri umani “nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Secondo il Trattato sull’Unione europea, l’Unione si fonda sui valori “del rispetto della dignità umana”. È indiscutibile che il valore della dignità umana abbia un rilievo da entrambi i punti di vista, religioso e laico.
L’enciclica richiama la dignità umana in alcuni ambiti specifici sui quali può avere un impatto negativo l’Intelligenza artificiale. In primo luogo, l’Ia mette gravemente a rischio la dignità del lavoro e dei lavoratori, in quanto può “dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatica”. Gli algoritmi dettano i ritmi di lavoro. L’Ia può aggravare la disoccupazione.
In secondo luogo, chi controlla le piattaforme digitali possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo. Le piattaforme digitali sono progettate “per catturare il tempo e lo sguardo degli utenti”. La tecnologia promette emancipazione ma produce “nuove schiavitù”.
Contrarie alla dignità della persona sono anche le nuove forme ibride dei conflitti bellici. Si pensi ai sistemi d’arma che affidano interamente all’Intelligenza artificiale decisioni letali: la catena delle responsabilità dovrebbe essere sempre identificabile.
La dignità dell’uomo al tempo dell’Intelligenza artificiale non può essere tutelata facendo appello solo a valori etici e religiosi. L’enciclica sottolinea la necessità “di sottoporre a un controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie”. Lo sviluppo dell’Ia richiede “istituzioni capaci di regolare senza soffocare e di proteggere senza sostituirsi”.
L’Unione europea si è già avviata lungo questa strada approvando l’Artificial Intelligence Act, che ha come obiettivo di promuovere la diffusione dell’Intelligenza artificiale garantendo un livello elevato di tutela dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che pone come primo principio l’inviolabilità della dignità umana.
Testo adattato, preservando il contenuto originale, dall’articolo di Marcello Clarich pubblicato sulla rivista il Mulino. Leggi qui la versione integrale.