UN PAESE PER TUTTE LE ETÀ: Demografia, famiglie e un nuovo patto tra generazioni

UN PAESE PER TUTTE LE ETÀ: Demografia, famiglie e un nuovo patto tra generazioni

UN PAESE PER TUTTE LE ETÀ: Demografia, famiglie e un nuovo patto tra generazioni

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Relatrice: Alessandra Minello ricercatrice e docente di Demografia Internazionale e statistica Sociale presso il Dipartimento di Scienze Statistiche all’Università degli Studi di Padova

PRESENTAZIONE

Una popolazione sempre più anziana, la più vecchia d’Europa, caratterizzata da troppi vecchi e pochi giovani. I limiti e le opportunità di una società segnata da vite in media sempre più lunghe, sono temi ampiamente all’ordine del giorno nel nostro dibattito politico e sociale non sempre però oggetto di valutazioni ponderate, di riflessioni fondate su solide basi di dati. La preoccupazione per un welfare con costi crescenti per l’aumento della popolazione anziana -bisognosa tanto di pensioni, quanto di cure – e l’allarmismo diffuso per le “culle vuote” e “l’inverno demografico” in corso, hanno raggiunto da tempo l’onore delle cronache. Parlando di aumento della popolazione in età anziana, non si può infatti dimenticare che assistiamo a un miglioramento della vita umana, che diventa sempre più lunga (in media 81 anni per i maschi, 85 per le femmine, ma il numero di persone che superano queste soglie non è piccolo), sia vissuta in condizioni migliori, in relazione al controllo del decadimento fisico e alla cura delle patologie legate all’invecchiamento.   

Un atteggiamento positivo deve portare a una presa in carico consapevole del mutamento legato a questo fenomeno demografico, a partire dal fatto che invece di considerare la vecchiaia una sorta di parcheggio inerte in attesa della fine la si può considerare una fase che ha una sua produttività. E’ banale qui ricordare la funzione dei nonni nel sostegno al welfare familiare, dalla collaborazione con i figli per l’accudimento dei nipoti, al sostegno economico, prima della trasmissione ereditaria, necessario a generazioni che misurano con situazioni reddituali ben diverse da quelle che hanno interessato le generazioni precedenti. Ma pensiamo  anche a tutto il fenomeno del volontariato che coinvolge la terza età e che svolge un prezioso lavoro di supplenza e di incremento alla solidarietà sociale, fondamentale per la tenuta degli equilibri nelle nostre comunità. Si rende pertanto necessario valorizzare l’invecchiamento attivo, integrando gli anziani nella vita pubblica e sociale potenziando la medicina territoriale e la sanità digitale per gestire la cronicità direttamente a casa, riducendo il carico per gli ospedali.

Sul calo della natalità la questione è più complessa perché ha a che fare tanto con elementi socio-economici quanto con fattori culturali. Indubbiamente fare figli significa assumersi costi finanziari non sempre sopportabili da famiglie che dispongono di redditi, almeno nel nostro Paese, modesti. Ai costi strettamente legati ai figli (cure, nutrimento, educazione ecc.) si aggiungono quelli legati alle esigenze di famiglie con prole, ad esempio per abitazioni in grado di ospitare in maniera confortevole nuclei anche solo relativamente numerosi. In simili situazioni bisogna sbloccare il mercato del lavoro con salari competitivi per fermare la fuga di cervelli implementando altresì misure di conciliazione famiglia-lavoro(asili nido, congedi paritari) per favorire la natalità. Il rapporto tra generazioni è divenuto problematico e talora drammatico. Questi due aspetti della demografia vanno declinati esaminando le molte “facce” che assumono le differenze di genere nel percorso di invecchiamento, l’incidenza che essi hanno sulla sostenibilità del sistema previdenziale e del welfare, i riflessi che producono sul mercato del lavoro e su quello dei consumi.

L’Italia non può permettersi di scegliere tra generazioni. Un Paese che non fa spazio ai giovani è destinato a decrescere, ma un Paese che ignora i bisogni della sua maggioranza anziana è destinato a fallire nel welfare. La vera sfida politica ed economica è creare un patto intergenerazionale dove la produttività dei giovani vada a sostenere la longevità degli anziani e l’esperienza degli anziani supporti la crescita dei giovani. 

Per affrontare questa articolata quanto complessa questione abbiamo coinvolto quale relatrice una esperta della materia la Prof.ssa Alessandra Minello, ricercatrice e docente di Demografia Internazionale e statistica Sociale presso il Dipartimento di Scienze Statistiche all’Università degli Studi di Padova, autrice di parecchi specifici saggi e opere sul tema oggetto del nostro incontro tra cui “Senza figli” recentemente pubblicato con la prestigiosa editrice “Laterza”.

 

Data e ora

16 Ottobre 2026 | 20:30 to
16 Ottobre 2026 | 22:30

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